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Alla ricerca delle in-formazioni perdute

L’inespresso transgenerazionale come vincolo alla crescita

Filippo Pergola (a cura di), Franco Angeli

Scheda del volume

Le trasmissioni transgenerazionali sono in genere legate a segreti, lutti e traumi irrisolti (orrori di guerra, vendette, odi, rivalità, incesti), cose taciute, nascoste, talvolta proibite anche al pensiero, che attraversano le generazioni, senza essere né pensate, né elaborate e per questo manifeste in una malattia psichica e/o fisica, nel “linguaggio del corpo”, in atti mancati, coazioni a ripetere, “disgrazie” e difficoltà.

Ciascuno di noi è diviso tra la necessità di essere autenticamente se stesso e di dover essere anello di una catena a cui è assoggettato senza la partecipazione della propria volontà. Occorre riappropriarsi di quanto ci viene trasmesso inconsciamente, “storie” che non appartengono alla vita del soggetto, ma che si rivelano come organizzatrici della vita psichica individuale, spesso determinandone l’esistenza.

Attraverso il dar parola e visibilità ai segreti di famiglia, ai traumi vissuti dai nostri antenati, al transpersonale, ossia ai contenuti inespressi, potremo iniziare a sciogliere i legami e divenire noi stessi, riconquistando la libertà di esistere secondo il nostro “Sé” autentico, svincolati dalla ripetizione di copioni incistati nella nostra matrice identitaria, slegati dalla ragnatela tessuta di generazione in generazione; capendo ciò che accade, potremo vivere la “nostra” vita e non quella dei nostri genitori, nonni, antenati.

Tra i vari coautori, accademici di eccellenza nel panorama nazionale, quali L. Cancrini (Un. La Sapienza), A.M. Disanto (Un. Tor Vergata), A.M. Ferraro (Un. Palermo), G. Loverso (Un. Palermo), F. Marra (Un. Lumsa), D. Meghnagi (Un. Roma Tre), R. Menarini (Un. Lumsa), V. Montefiori (Un. Lumsa), C. Pontalti (Un. Cattolica), e professionisti di notevole esperienza clinica, quali D. Benini (Jonas), A. Casoni (IPRS), P. Cecchetti (SIPsA), G.C. Di Luzio (LdG), L.T. Pedata (Un. Tor Vergata), C. Tagliaferri (SIPsA), F.N. Vasta (Un. La Sapienza).

In attesa del padre

Psicodinamica della funzione paterna

Filippo Pergola (a cura di), Edizioni MaGi

con contributi di:
A.M. Disanto, R. Menarini, C. Nanni, G. Nucara, C. Sandomenico, G. Terziani

“Chi è il padre?”
Cerchiamo la risposta in un viaggio volto alla ricostruzione dell’imago paterna: insostituibile fattore di crescita della personalità. Oggi è in crisi l’istanza paterna, come arbitro che dirime le questioni, in modo da garantire a ciascuno il diritto a esistere secondo il vero-Sé; nell’epoca post-moderna i membri della «società liquida» sono più che mai in attesa del «paterno» che attivi processi creativi e fecondi. Tale personaggio non è solo il padre della realtà, ma ciascun educatore che, in quanto tale, può configurarsi come l’autore della legge che regola e contiene, il modello con il quale potersi identificare, il mallevadore che permette la felicità futura, dando il diritto a prender Parola, a divenire soggetto. Padre è colui che ri-conosce il figlio: così conferendogli la propria personalità, con una parola che è insieme norma, vincolo di parentela spirituale e promessa.
Nel volume vengono seguite le varie tappe del processo evolutivo, dal concepimento fino all’età adulta, con particolare attenzione al rapporto con il figlio omosessuale, alle condotte alimentari, alle dipendenze e all’uso del virtuale.
Il «Nome-del-Padre» non dà la soluzione, ma la libertà di andare per il mondo in ri-cerca di se stessi.

L’insegnante sufficientemente buono

Psicodinamica della relazione educativa docente-allievo-scuola

Filippo Pergola (a cura di), Edizioni MaGi

con contributi di:
C. Desbouts, A.M. Disanto, P. Marinelli, C. Sandomenico

Il gioco di relazioni che viene a stabilirsi tra insegnante, allievo, gruppo-classe e istituzione scolastica ha soltanto una crosta di razionalità, ma per «tras-mettere dei segni» (insegnare) occorre anche saper decifrare il fiume di messaggi inconsapevoli che scorre sotto: come rumori di fondo dell’inconscio che, se non ben riconosciuti e gestiti, possono causare il fallimento di ogni tipo di relazione educativa. Ma se canalizzati possono divenire la maggior risorsa prospettica per un fecondo, creativo, soddisfacente processo d’insegnamento e apprendimento. Nella trasmissione del sapere ciò che conta è l’interazione emotivo-affettiva tra la persona dell’insegnante e l’allievo, tra il gruppo-classe — dotato di una propria «mente inconscia» — e l’istituzione-scuola.
Vengono proposte metodologie per osservare e gestire tali processi psicodinamici affinché la stessa mente dell’insegnante diventi il più potente strumento di lavoro, come luogo di metabolizzazione di ansie, angosce, distruttività. Il docente vivrà così l’inestimabile ricchezza di svolgere una «pro-fessione» tra le più preziose, in quanto possibile strumento di profondo cambiamento per il mondo, contribuendo alla vittoria della creatività sulla distruttività.

Paradossi della mente giovanile

Anna Maria Disanto (a cura di), Borla

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